PER CHI AVESSE 10 MINUTI DA PERDERE PER LEGGERE QUA.

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"A lui i concerti non piacevano, non li erano mai piaciuti, stare là su quel palco davanti a tutta quella gente, lo viveva come un supplizio.


Molto meglio l'intimità di quel garage di periferia dove l'esclusiva delle sue performance spettava solamente agli amici più cari.


Sul palco poteva essere un grande, se solo non fosse stato per quella sua timidezza che lo frenava.


Lui, Valerio, perché è di lui che stiamo parlando, timido lo era sempre stato, e introverso, già perché era anche introverso, non era un tipo scontroso, tutt'altro, era un bel ragazzo, solare, con un sorriso sempre pronto per tutti, ma non amava sentirsi al centro dell'attenzione, nemmeno a scuola dove pure era uno dei ragazzi più ambiti, ma non era certo tipo da darsi delle arie da strafigo, e poi c'era lei, il suo alter ego, il suo esatto opposto che nonostante la grandissima faccia tosta era la sua migliore amica fin dai tempi dell'asilo.


Cecilia, occhi azzurri, lentiggini, lunghi capelli neri e un fisico da top model, la persona più sfrontata che io abbia mai conosciuto.


Sa di essere bella, sa di essere brillante e non fa niente per nasconderlo, no, lei era così, le piaceva far bella mostra di se.


Lei si che è nata per stare sul palco, per far parlare la chitarra, per far vedere a tutti che lei con quella chitarra è la numero uno.


Il mio ruolo in questa storia?


Io sono semplicemente il terzo elemento, quello che fa da collante tra due personalità così diverse tra di loro, quello che tiene il ritmo delle loro vite.


Sono il batterista del gruppo, Mattia.


Quei due li ho conosciuti per caso, avevo letto un loro annuncio in un negozio di musica, cercavano un nuovo batterista per il loro gruppo, il vecchio se ne era andato perché non aveva retto a tutte le pressioni, il mio si era sciolto perché in fondo, ero l'unico che ci credeva veramente.


Così ho deciso di rispondere al loro annuncio e mi sono presentato al loro garage.


Il garage era fuori città anche se non molto lontano dal centro.


Era un posto strano ma molto accogliente, nella zona industriale.


Dentro sembrava di entrare in un museo delle loro vite, sembrava essere nato e cresciuto con loro, tutte le pareti erano dipinte con colori accesi e per la stragrande maggioranza della loro superficie ricoperti di foto, biglietti di concerti, cartoline, ritagli di giornali e riviste.


Chiunque entrasse in quel posto veniva fotografato e le foto appese al muro come testimonianza del passaggio.


In un angolo c'era una specie di palco rialzato che faceva da casa ai loro strumenti sorvegliati a vista da un enorme Jeeg Robot disegnato sulla parete.


In tutto il resto dello spazio si respirava un clima di rilassatezza e tranquillità nonostante un vecchio stereo che suonava musica 24 ore su 24.


C'erano pure divani e poltrone e un grande televisore che serviva per riempire i vuoti delle giornate e per le serate più fredde quando il lungomare e la città diventavano veramente invivibili.


La cosa che comunque più mi aveva colpito era il tavolo, enorme, maestoso, in legno massiccio, per le riunioni di gruppo o forse, come testimoniava il frigo sempre colmo di birre e bibite, spesso i ragazzi avevano l'abitudine di invitare amici per cene che terminano con concerti improvvisati e infinite jam session.


L'ambiente mi piaceva molto e anche quei due ragazzi, nella loro stranezza mi ispiravano fiducia, si vedeva che volevano fare grandi cose.


Volevo prima sperimentare però, se volevo provare a fare qualcosa di serio dovevo vedere come andare, come ci intrecciavamo.


Il genere che volevamo suonare era un metal sulla falsariga degli Slayer.


Ci mettemmo subito a provare, iniziammo con una cover degli Slayer appunto e già dalle prime note sentivo che c'era un buon feeling.


I due ragazzi erano molto diversi tra loro e forse proprio per questo si integravamo a meraviglia, lui suonava preciso e ritmico come un metronomo, lei riusciva a dare fantasia a tutto, il suo modo di suonare la chitarra era favoloso come le loro voci.


Valerio cantava perlopiù in screaming, al contrario del suo carattere calmo e pacato la sua voce era rabbiosa e graffiante, anche lei aveva una bellissima voce, roca e struggente, spesso avevano la strana abitudine di cantare all'unisono, lei melodiosa, lui cattivo, si intrecciavano a meraviglia, per qualche attimo, poi ognuno tornava ai suoi compiti e lei si perdeva nei suoi assoli.


L'alchimia era ottima.


Ogni secondo in più che passavo seduto a quella batteria mi rendeva sempre più convinto che non avrei voluto essere in un posto diverso da quello perché da quel momento sentivo che quello era il mio posto, credevo nel destino, ci avevo sempre creduto e in quel preciso istante mi ero reso conto che quella era la mia strada.


Una canzone, una sola era stata sufficiente a farci capire che non dovevamo più cercare.


Con un solo sguardo avevamo capito che noi tre eravamo fatti per suonare insieme.


La canzone nel frattempo era finita come quella giornata stava giungendo a termine, restava giusto il tempo di una birra e una pacca sulla spalla.


Ero uno di loro.


D'ora in poi ci sarei stato io a scandire il tempo.


Ci sarei stato anche io appeso a quei muri, sarei entrato a pieno titolo a far parte del gruppo.


La mattina dopo avevo già le chiavi del garage, con un piccolo portachiavi a forma di stella, era un'idea di Cecilia, diceva che le stelle erano dalla nostra parte, ci portavano fortuna.


Diceva che un giorno le stelle saremo state noi.


E qui inizia la nostra storia."


 

PER CHI AVESSE 10 MINUTI DA PERDERE PER LEGGERE QUA.ultima modifica: 2006-02-23T14:32:51+01:00da devilrose1982
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Un pensiero su “PER CHI AVESSE 10 MINUTI DA PERDERE PER LEGGERE QUA.

  1. si, si, non ti preoccupare. Anzi, ti dirò di più: l’accostamento con Totti era venuto in mente anche a me…Che tristezza. C’è un intero paese in crisi e si fa la telecronaca minuto per minuto della frattura di un calciatore (e poi, non s’era fatto male anche Balleri? ;-))). Ciao e grazie del commento. Elena

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