PAOLO E FRANCESCA

 I' cominciai: «Poeta, volontieri 
parlerei a quei due che 'nsieme vanno, 
e paion sì al vento esser leggeri». 
      Ed elli a me: «Vedrai quando saranno 
più presso a noi; e tu allor li priega 
per quello amor che i mena, ed ei verranno». 
      Sì tosto come il vento a noi li piega, 
mossi la voce: «O anime affannate, 
venite a noi parlar, s'altri nol niega!». 
      Quali colombe dal disio chiamate 
con l'ali alzate e ferme al dolce nido 
vegnon per l'aere dal voler portate; 
      cotali uscir de la schiera ov'è Dido, 
a noi venendo per l'aere maligno, 
sì forte fu l'affettuoso grido. 
      «O animal grazioso e benigno 
che visitando vai per l'aere perso 
noi che tignemmo il mondo di sanguigno, 
      se fosse amico il re de l'universo, 
noi pregheremmo lui de la tua pace, 
poi c'hai pietà del nostro mal perverso. 
      Di quel che udire e che parlar vi piace, 
noi udiremo e parleremo a voi, 
mentre che 'l vento, come fa, ci tace. 
      Siede la terra dove nata fui 
su la marina dove 'l Po discende 
per aver pace co' seguaci sui. 
      Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende 
prese costui de la bella persona 
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. 
      Amor, ch'a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m'abbandona. 
      Amor condusse noi ad una morte: 
Caina attende chi a vita ci spense». 
Queste parole da lor ci fuor porte. 
      Quand'io intesi quell'anime offense, 
china' il viso e tanto il tenni basso, 
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?». 
      Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso, 
quanti dolci pensier, quanto disio 
menò costoro al doloroso passo!». 
      Poi mi rivolsi a loro e parla' io, 
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri 
a lagrimar mi fanno tristo e pio. 
      Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri, 
a che e come concedette Amore 
che conosceste i dubbiosi disiri?». 
      E quella a me: «Nessun maggior dolore 
che ricordarsi del tempo felice 
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore. 
      Ma s'a conoscer la prima radice 
del nostro amor tu hai cotanto affetto, 
dirò come colui che piange e dice. 
      Noi leggiavamo un giorno per diletto 
di Lancialotto come amor lo strinse; 
soli eravamo e sanza alcun sospetto. 
       Per più fiate li occhi ci sospinse 
quella lettura, e scolorocci il viso; 
ma solo un punto fu quel che ci vinse. 
       Quando leggemmo il disiato riso 
esser basciato da cotanto amante, 
questi, che mai da me non fia diviso, 
      la bocca mi basciò tutto tremante. 
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: 
quel giorno più non vi leggemmo avante». 
Mentre che l'uno spirto questo disse, 
l'altro piangea; sì che di pietade 
io venni men così com'io morisse. 
      E caddi come corpo morto cade.
PAOLO E FRANCESCAultima modifica: 2005-09-20T14:29:34+02:00da devilrose1982
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